Quando un genitore ha dubbi o perplessità circa eventuali possibilità che il proprio figlio abbia subito delle violenze o sia entrato in contatto con dei malintenzionati, la cosa più importante da fare è sempre e comunque quella di parlare con il bambino.
Non è semplice affrontare un discorso così complesso ed al contempo delicato con i propri figli: parlare di abusi, di costrizioni, di possibili violenze subite non è mai facile per un genitore sia per il carico emotivo che l’adulto prova, sia per le forti barriere che troppo spesso i bambini creano: mura erette dalla paura di essere giudicati male, sgridati, di ripercussioni e punizioni nonché paure generate dalle “minacce” subite dal pedofilo.
Non ribadiremo mai abbastanza volte che in una famiglia, come anche nella vita di tutti i giorni, è fondamentale comunicare e parlare per esprimere tutto quello che si ha dentro ed è necessario saper ascoltare ciò che ci viene detto dagli altri.
In qualsiasi occasione di scambio fra adulti e bambini, è sempre indispensabile creare un ambiente ed un clima pacato e sereno; un contesto che dà, perciò, la possibilità al piccolo di sentirsi al sicuro e tranquillo dandogli il coraggio di raccontare anche il non detto: per tale motivo l'ascolto dovrebbe essere empatico e non giudicante, sereno e non teso, quieto e non agitato. Creare una ambiente e una condizione con tali caratteristiche darà la possibilità al piccolo di esprimersi.
Le possibilità per intavolare una discussione su questi temi sono molteplici. Le regole sono poche ma necessarie:
- utilizzare un linguaggio semplice
- non essere troppo invadenti
- non essere troppo diretti
- saper ascoltare
- non giudicare
- lasciare al piccolo i tempi di cui necessita per esprimersi e raccontare
Immaginando una “situazione tipo” il consiglio potrebbere essere quello di avvicinarsi al piccolo e giocare con lui, raccontargli la vostra giornata e nel momento in cui le sue difese si saranno abbassate, introdurre con termini molto semplici l’argomento. Domande come queste potrebbero aiutarvi: “ho saputo che il figlio di un mio amico ha avuto un problema con un signore che aveva conosciuto in chat. A te è mai successo di parlare in chat con qualche adulto?” o ancora “ieri al parco ho sentito una bambina raccontare alla mamma che un signore le stava dando fastidio mentre andava sull’altalena. A te è mai accuduto qualcosa del genere?” o anche “lo sai che il figlio di un mio collega ha ricevuto dei messaggi sul cellulare in cui venivano richieste delle foto in cambio di ricariche telefoniche? A te è mai accaduto di ricevere messaggi di questo tipo?”
Qualora vostro figlio risponda in maniera negativa alle vostre domande non demordete subito e tentate, dopo qualche minuto, di reintavolare la discussione. Il piccolo ha bisogno dei suoi tempi, tempi che nella maggior parte dei casi non corrispondomo mai a quelli di noi adulti.
Nel caso in cui vostro figlio abbia risposto positivamamente ad una vostra domanda cercate di non alterare il clima sereno precedentemente creato, fategli capire che con voi può confidarsi, che può scendere nei dettagli dell’esperienza vissuta e che non siete lì per giudicarlo ma semplicemente per ascoltarlo ed aiutarlo a superare ed affrontare la situazione spiacevole in cui si è imbattuto.